
Ben trovati ad un nuovo scoppiettante appuntamento con le Fenomenologie illustrate della fauna social, una manciata di sale satirico sulle ferite della società iperconnessa. Oggi, per amore della divulgazione scientifica e per il divertimento del piccolo torturatore di formiche che c’è in ognuno di voi, analizzeremo una specie che, a mio modesto parere – che peraltro condivido – può essere considerata uno dei pilastri inamovibili dell’intero ecosistema dei social.
Come vedremo approfonditamente, interi comparti di quello che definiamo “dibattito social” sono definiti – quando non occupati militarmente – dai meccanismi psicologici e comunicativi della specie oggetto dello studio, con conseguenze devastanti sul dilagare del ritardo cognitivo dell’utente medio, nonché sul susseguirsi di eventi geopolitici tremebondi quali il ritorno dei nazionalismi, i venti di guerra, l’incarnimento dell’unghia dell’alluce o i programmi di Enrico Papi.
Ma bando alle ciance, iniziamo con lo studio.
Fenomenologia illustrata del Benaltrista Baldanzoso
Premessa
Il Benaltrista Baldanzoso (nome scientifico: audax prioritas mutantur) è un organismo di antichissima origine: esso preesisteva non soltanto ai social, ma a internet e ad ogni altra precedente evoluzione tecnologica dell’umanità, dalla selce scheggiabile in poi. Lo studio ha portato alla luce prove dell’esistenza di esemplari della specie fin dai primordi della civiltà, ma – nutrendosi essi di una retorica da onanisti perditempo che poco si concilia con questioni molto più pratiche quali arginare la peste, far fronte alle calate dei barbari o sopravvivere a un incontro con le tigri dai denti a sciabola – la specie è stata relegata ai margini della società per moltissimi secoli, salvo poi vivere un’impennata in conseguenza del momento in cui l’umanità intera ha barattato il senso del ridicolo con le fotocamere frontali.
Nonostante la meritata condizione da reietti che il pragmatismo per necessità ha imposto loro finché pigrizia non vinse, gli esemplari della specie sono sopravvissuti e – complici l’evoluzione della società civile e gli inevitabili inconvenienti di dialogo aperto e suffragio universale – hanno accresciuto nel tempo la loro diffusione, ampliato il bagaglio di fallacie logiche da cavalcare, rastrellato adepti facendo leva su movimenti intestini e velleità di sorta, fino ad imporsi (grazie all’avvento della banda larga e della birra analcolica) come inamovibile presenza nelle immense praterie del degrado social.
Capitolo 1: Caratteristiche fondamentali
Il Benaltrista Baldanzoso (da qui in avanti solo B.B.) si inserisce a pieno titolo nella grande famiglia dei parassiti. Malgrado il suo istinto lo porti a tentare ossessivamente di dipingersi come fine pensatore indipendente – con le conseguenze tragicomiche che vedremo in seguito – la sua intera esistenza dipende esclusivamente da ciò che le altre specie producono. Il soggetto può infatti manifestare la propria natura soltanto in funzione di linee di pensiero, opinioni o ragionamenti altrui, ai quali oppone uno strenuo rifiuto brandendo una flebile dialettica, più o meno articolata in base alle peculiarità dei singoli, ma sempre riconducibile al comandamento fondamentale della specie: “C’è altro di più importante di cui occuparsi, e comunque ho ragione io”.
Di fronte a qualunque argomento del contendere, sia esso un rigore negato alla Juve o uno sterminio di massa in atto, violazioni del diritto internazionale o percentuali di ascolto di Protestantesimo, il B.B. dichiarerà con forza che esso non è la priorità, è uno specchietto per allodole, una distrazione di massa, un inganno diabolico in cui soltanto lui e i suoi simili non sono cascati. Oppure – nei casi in cui la ridicolaggine di tale posizione risultasse particolarmente evidente – si accanirà in maniera puerile su coloro che invocano un dibattito, nel tentativo fine a sé stesso di delegittimarli.
Caratteristica precipua del B.B., in apparente contrasto con la veemenza del suo esprimersi, è di non essere pressoché mai davvero convinto delle priorità che finge di voler imporre. Nonostante ciò, le sventolerà in faccia alle masse plebee schiave del mainstream con la protervia del maschio che sfodera la metafora del chiodo e del martello di fronte a Rocco Siffredi, nella segreta speranza che nessuno indaghi mai riguardo l’esistenza di un suo eventuale interessamento alla questione al di fuori di roboanti “Nessuno ne parla”.


Capitolo 2: Il prediletto dagli algoritmi
L’incontro con un esemplare di B.B. avviene in modo involontario secondo due principali modalità: inaspettato commento sbraitante, oppure post casuale comparso in bacheca, con conseguente effetto “Ma chi è ‘sto coglione?” in entrambi i casi. Esiste però una terza modalità di avvicendamento, ascrivibile all’esercizio dell’umorismo, con cui battutisti, satiri di professione o cazzeggiatori a tempo perso sono destinati a fare i conti. Anche il più innocuo dei post umoristici è infatti un’esca irresistibile per il soggetto, il quale ha con l’ironia un rapporto persino peggiore di quello con l’eiaculazione precoce e le questioni irrisolte del Ginnasio.
Se nella produzione di ironia è insita una sorta di richiamo volontario agli esemplari di B.B., mantenersi sui binari della serietà non è comunque un antidoto efficace per tenersene alla larga: le caratteristiche della specie, sommate all’imbarbarimento del linguaggio e al successo del marketing di Poltrone&Sofà, la pongono in una posizione di visibilità vantaggiosa rispetto ad ogni altra specie conosciuta dall’uomo e ad alcune conosciute da Gino Paoli. Ciò è reso possibile dall’abnorme allargamento della comunità dei B.B. in tempi recenti, ma soprattutto dalla commistione tra la sua intrinseca natura polemica e gli effetti clickbaiting o ragebaiting – prediletti dagli algoritmi basati sulle interazioni – tipici della volontà di antagonismo e contrasto.
In questo senso, lo studio ha rilevato come – pur sussistendo l’impossibilità di non averci mai a che fare, lasciate ogni speranza voi che twittate – la probabilità di incappare nel B.B. diminuisca significativamente in social alternativi e non monetizzati (es. BlueSky) laddove, di contro, subisca un’impennata man mano che i social diventano più commerciali, i loro algoritmi più esasperati e i loro proprietari più inclini ad anfetamine e simpatie naziste.




Capitolo 3: Come riconoscerlo
Nel corso della storia, la comunità dei B.B. ha dimostrato tanto spiccato trasformismo quanto strenua conservazione di una radicata identità ancestrale. Ciò ha permesso agli esemplari di sopravvivere alla prova del tempo, malgrado il susseguirsi di contesti e dottrine socio-culturali particolarmente ostici per la specie, come l’invenzione della scrittura, la filosofia scolastica o il debutto di Mario Serio a Solletico.
La capacità di modellarsi sulle esigenze del contesto ha però una doppia valenza in senso evolutivo: non soltanto l’ovvio effetto di conservazione, ma anche l’ampliamento del bagaglio – tramandato Lamarckisticamente di generazione in generazione – a cui attingere nell’esercizio di retorica proprio della specie. Tale bagaglio, storicamente utile al B.B. per mescolarsi alle masse, ha reso i tratti degli esemplari a prima vista molto più sfocati rispetto ad altre specie.
Per via di tale spiccato mimetismo, il B.B. si presenta generalmente come un organismo ben integrato, spesso con dialettica accettabile e discreta padronanza delle coniugazioni dei verbi regolari. Tutti aspetti che riesce a mantenere finché si trova in ambiente controllato, tra i suoi simili e lontano da argomenti triggeranti come gli scioperi nazionali o il cambio del bambino sulla scatola dei Kinder. Qualora incappasse in tali stimoli, il B.B. inarca la schiena, drizza il pelo e devasta ciò che rimane della propria supposta dignità.


Capitolo 4: La baldanza
Il trucchetto retorico di richiamare un tema maior per sminuire il minor che si vuol mettere a tacere è un meccanismo di difesa comune a molte specie, facilmente ravvisabile in danze di corteggiamento virtuale, sfoghi rabbiosi contro i “professoroni” o exit strategy in dibattiti sulla giusta densità della maionese. Se per altre specie ciò rappresenta uno dei tanti strumenti di sopravvivenza, il B.B. ne è invece completamente permeato, tanto da farlo divenire tratto primigenio del proprio essere. Fondamentale nella psicologia comportamentale del soggetto, il benaltrismo concorre però alla definizione della specie insieme ad un altro tratto ugualmente centrale: la baldanza.
La pulsione ancestrale a cui il B.B. risponde è quella di ribadire la superiorità della propria visione rispetto a qualsiasi altra. Ciò fa sì che ogni manifestazione di benaltrismo non sia a sé stante, ma sempre accompagnata da un atteggiamento marcatamente snobista che ne rappresenta insieme causa ed effetto, e che è riconducibile agli istinti primordiali della specie. Il soggetto possiede infatti un’esagerata e malriposta autostima – della quale analizzeremo l’origine più avanti – che gli impedisce di osservare il mondo con la serenità di chi sa che la Gioconda non muove davvero gli occhi per seguirti. Di fronte a qualsivoglia opinione su altrettanti argomenti, il soggetto prenderà una posizione volutamente critica e portata avanti con un’attitudine mista di protervia, negazione della realtà ed etichettatura preventiva di eventuali interlocutori, ad un livello di esasperazione tale da poter essere misurato soltanto sulla scala Travaglio.


Capitolo 5: Seriosità cronica
Gli stratagemmi retorici e i riflessi istintivi caratteristici del B.B. sono precipui, ma non esclusivi. Sia presi singolarmente, sia nelle loro diverse combinazioni, tutti questi tratti – che nel presente studio risultano nel complesso negativi – possono essere ravvisati in altre specie e avere declinazioni differenti, finanche positive in alcuni casi: se maneggiati con cura, ad esempio, i paralleli arditi e la prosopopea possono essere utili strumenti di una certa satira, e in generale del genuino umorismo.
Il B.B. vive però una condizione cronica che esclude ogni intenzionalità: si prende costantemente, inossidabilmente, inguaribilmente sul serio. Per quanto ininfluenti possano essere gli argomenti o ridicolmente iperboliche le sue esternazioni – e per quanto egli stesso, colto alla sprovvista dalla consecutio logica e dal sussidiario di terza elementare, cercherà disperatamente di spacciare la propria passivo-aggressività per fine ironia – la mente del soggetto le considererà pietre angolari del dibattito in corso, e perciò reagirà a battute innocue col tono moralista di chi non distingue il Green River Killer da Pippo Franco.


Capitolo 6: Materialismo e oggettificazione
Nel corso di quasi tutta la storia, gli esemplari di B.B. hanno vissuto all’ombra di altre specie, senza mai formare raggruppamenti sufficientemente grandi da essere considerati vere e proprie comunità. Le prime notizie di gruppi sociali rivendicati si attestano grosso modo negli anni dell’ascesa della disco music e della depenalizzazione dell’uso delle camicie col colletto alzato.
Può sembrare una nota storica di poco conto, ma nel passaggio da “The times they are a-changin’” a “Hot stuff” è racchiusa la scintilla generativa della specie. È infatti nel progressivo abbandono dei movimenti giovanili in favore del comodo e stroboscopico lassismo borghese che si configurano per la prima volta le condizioni favorevoli per l’esplosione di uno dei geni dominanti della specie: il materialismo.
Il B.B. è alla strenua ricerca di assolutismi e inutili dettagli morbosi da calare come una scure su qualsivoglia idealismo o questione di principio, e perciò vive un bisogno viscerale di oggettificare qualsiasi aspetto della realtà, sia esso una proposta di legge, l’oroscopo di Breznev, l’allegoria di un film imprescindibile che finge di aver visto, gli spari sui cortei, una missione umanitaria e simbolica, o il mistero di come si forma la lanugine nell’ombelico. Tale bisogno di materialismo, in violento contrasto con i tentativi del soggetto di atteggiarsi a fine pensatore, regala alcune delle più patetiche risposte alla domanda: Ma 9×9, farà 81?


Capitolo 7: Struttura sociale
Lo studio ha evidenziato come la struttura sociale del B.B. segua una doppia gerarchia, che qui descriveremo separando le sue declinazioni, tra loro complementari e interdipendenti. La prima – deputata all’organizzazione interna e al mantenimento della coesione comunitaria – si concretizza nei post originali dei membri della comunità e nelle interazioni con essi, mentre la seconda si manifesta nel confronto con specie aliene, e rielabora la prima divenendo più sfumata, al punto di apparire finanche ribaltata nei casi eclatanti, in funzione dell’engagement desiderato.
Gerarchia canonica. Funzionale alla sopravvivenza e alla coesione, la gerarchia interna si stratifica secondo un misto di cariche elettive e discendenze da nobili casate. Il ceto sociale va di pari passo con elementi riconoscibili quali esposizione mediatica, ruoli certificati nella vita reale, esclusività economica dell’istruzione ricevuta, numero di sottoposti adoranti e spessore dei calli della mano destra. Gli esemplari sono consci del loro livello gerarchico, non tentano la scalata per via dell’innata ignavia, e ciò garantisce una solidità interna che tiene lontani eventuali tentativi di golpe. Tuttavia non è raro che un singolo, perlopiù in virtù di un quarto d’ora di viralità, venga introdotto al grado superiore per acclamazione, secondo le antiche regole dell’applausometro di La sai l’ultima?.



Gerarchia oppositiva. Una gerarchia più fluida – e per certi versi più interessante – si può riscontrare nelle interazioni con le altre specie. Ogni qualvolta un esemplare, anche di rango infimo, si espone con un commento rispetto a qualsivoglia argomento, altri B.B. accorrono a dare il proprio supporto ponendosi come pubblico plaudente nel caso dei ranghi più bassi, come valvassori premianti tramite condivisione su media scala nella fascia di mezzo, o come sovrani magnanimi che assimilano il commento in questione alle sacre scritture degli eletti. In tal senso i ceti sociali canonici rimangono definiti nelle modalità, ma il commento del B.B. godrà di rilevanza per un successivo periodo di sloganizzazione temporanea fatta di screenshot, retweet, citazioni in discussioni del tutto differenti e altri fallimenti della scuola dell’obbligo.
Tale meccanismo è endemico della specie, al punto da non poter essere annoverato tra i casi eccezionali, e diventare perciò un soverchiamento sistematico – seppur transitorio – della piramide sociale. Nell’economia della comunità, questa pratica rinsalda i legami, accresce la fedeltà dei ranghi più miseri (che si sentono considerati), dona nobiltà ai più alti in grado (che dimostrano tanta devozione alla causa da mescolarsi con la plebe) e in sostanza restituisce una percezione di influenza reciproca che evita gli scontri interni, come accade con l’autogestione nei licei senza finestre.




Capitolo 8: Classismo e istruzione
Altro tratto caratteristico della psicologia del B.B. è una visione patologicamente classista dell’istruzione. I titoli di studio sono per il soggetto ciò che il premio Nobel è per Trump: trofei autoreferenziali il cui valore si esaurisce nel vantarsene con chi non li ha fisicamente in cameretta, o ne ha di meno eclatanti. Tale visione classista ha due principali implicazioni: una causale e strettamente psicologica, una consequenziale e più pratica.
L’implicazione causale e psicologica è che, in virtù del materialismo descritto al capitolo 6, il soggetto non è in grado di concepire l’istruzione come pratica di arricchimento culturale o strumento di supporto a pensiero critico e nascita di teorie alternative, se non addirittura rivoluzionarie. Accettarne tali connotazioni significherebbe aprirsi all’idea di una cultura che prescinde da applicazioni immediate e/o remunerative; una cultura dal valore fondamentalmente astratto, e perciò non incasellabile in gerarchie precostituite.
L’implicazione pratica – figlia anche di tali gerarchie – è che i titoli di studio posseduti diventano per il soggetto un argomento valido in qualsivoglia discussione o situazione. Il B.B. estrarrà dal cilindro il proprio PhD per sminuire il titolo di studio dell’interlocutore “non degno” di mettere becco su quale sia la vera origine dell’impepata di cozze. Nel caso in cui l’interlocutore abbia a sua volta un PhD equivalente o un titolo di maggior caratura, il B.B. si vanterà di aver preso il proprio in un’università privata e non alla Statale; alla Bocconi e non al Politecnico; io l’ho presa un anno prima, con la media del 38 e mezzo, il bacio accademico me l’ha dato la Montalcini e ci ha messo pure un pezzo di lingua. Nel caso in cui l’interlocutore del B.B. sia anch’esso un membro della specie, l’effetto a cascata che si innesca può generare un eterno loop di rinfacci classisti virtualmente infinito.





Capitolo 9: Rapporto con l’ironia
Come visto in precedenza, il B.B. vive un ossessivo bisogno di materialismo e oggettificazione; tale bisogno è così forte da diventare centrale non solo nella psicologia comportamentale, ma anche nella formulazione stessa del pensiero: il terrore ancestrale dell’indefinito, unito ai traumi mai curati del catechismo giovanile, costringe il soggetto a considerare le premesse da cui parte, gli argomenti che utilizza e le previsioni profetiche in cui si lancia come dogmi statuari verso i quali non accetta alcuna forma di scetticismo o prospettiva. Di fronte anche al più flebile dei se o dei ma, il B.B. tenderà a reagire con la serenità del Mutanda quando nominano sua madre.
In virtù di tale devoto assolutismo, gli esemplari della specie sono pressoché incapaci di qualsiasi livello di astrazione, e ciò li porta ad avere un pessimo rapporto con l’ironia: essendo la dieta del B.B. composta esclusivamente da assertività e algoritmi confermativi, si può facilmente intuire come elementi quali iperboli, ribaltamenti, sottintesi, periodi ipotetici o altre figure retoriche siano per il soggetto l’equivalente di una gita al panificio per un celiaco.
Completamente avulso dalla dialettica umoristica e dalle sue implicazioni, il soggetto tende quindi a cascare con tutte le scarpe anche nelle più elementari trappole per topi, facendo la figura del bersaglio che, fresco di assunzione di eparinoidi, ti spiega tonante che non l’hai affatto colpito. La natura baldanzosa fa inoltre convogliare il tutto in un tono passivo-aggressivo sostenuto da bigini delle medie, suggerimenti dell’AI, epiteti puerili e favolistiche uve acerbe.


Capitolo 10: Lo stadio di illuminazione: da bentaltrista a guru
Avendo barattato l’affezione alla complessità con l’illusione della leadership e una figurina di Baggio della stagione ’93-’94, nell’ultimo ventennio la comunità dei B.B. ha portato avanti uno dei più rutilanti processi di mitomania mai registrati dai tempi di Luigi XIV.
L’avvento dei social e lo sviluppo della funzione “nascondi commenti” hanno permesso alla specie – in una pasqua dei sensi che attendeva da secoli – di fondere la propria naturale predisposizione alla verità infusa e al rifiuto del pensiero critico con il fugace brivido confermativo offerto dalla moderna tecnologia: in una totale inversione dei meccanismi di integrazione che l’hanno guidata nei secoli passati, la comunità dei B.B. si chiude su sé stessa, tagliando fuori ogni accenno di disapprovazione con la sicumera del tizio che assicura alla moglie che i calzini nel secondo cassetto non ci sono.
Se per altre specie la chiusura sulla sacralità della propria bolla rappresenta la normalità, per il B.B. diventa invece il punto di partenza di un effetto farfalla devastante: ogni individuo della specie sostiene ossessivamente gli altri con like e condivisioni, oltre a sguainare la spada contro eventuali nemici armati di congiunzioni ipotetiche, e il senso del consenso che fu prealessandrino alimenta il già enorme ego dei soggetti più acclamati, fino a convincerli di possedere il dono dell’onniscenza. Tali individui superano così il riflesso benaltrista originario e indossano la tunica da guru, pontificando su ogni argomento dello scibile universale con il medesimo vuoto sinaptico con cui fino a un attimo prima urlavano “e allora le foibe?” sotto le stories di Giulia De Lellis.







Capitolo 11: Liberalismo
Nel corso dei secoli, la comunità dei B.B. ha allargato i propri orizzonti, andando ad intaccare il dibattito social in qualsiasi ambito. Tra quelli prediletti dagli esemplari c’è senza dubbio la politica, che con le sue dinamiche di scontro continuo e di lancio delle banane diviene fonte inesauribile di nutrimento retorico spicciolo. In tal senso, gli esemplari non si collocano in un preciso schieramento, anzi, penetrano ognuno di essi, provocando bestemmie carpiate in chiunque sia dotato di pensiero critico e costretto a ritrovarseli in squadra.
Laddove il Benaltrista Vulgaris trovi immensi luoghi di pascolo tra le specie più grevi e primitive dell’internet, il B.B. insegue invece una connotazione più “nobile” per giustificare la propria baldanza: non del tutto estraneo alle gare di rutti, ma naturalmente tendente all’altezzosa supponenza, il soggetto trova il bacino più congeniale tra i cosiddetti liberali: quale confluenza può offrire la maggior proliferazione di benaltrismo e baldanza, se non un limbo popolato da ignavi con velleità intellettuali sempre pronti a prostrarsi al miglior offerente?
La pretesa di superiorità culturale tipica di una certa sinistra snob e intellettualoide, unita a tratti destrorsi quali disprezzo delle classi sociali più basse, tendenza a riscrivere la storia, demonizzazione dello stato sociale e adorazione per il capitalismo estremo, trovano così nell’area centrista l’habitat perfetto per i bisogni della specie, in uno scenario di altezzosità ed esclusività permanenti, nel quale ottengono risultati elettorali da particella di sodio, ma solo perché tutti gli altri sono stupidi.




Capitolo 12: Le minacce
La discreta confidenza con l’uso degli avverbi, unita alle velleità intellettuali di cui sopra, dona al B.B. la capacità di replicare agli interlocutori senza scadere quasi mai nel trivio o nella violenza verbale, anzi, spesso stigmatizzando quella altrui. Di contro, non trovando sfogo nell’insulto diretto, i riflessi pavloviani del soggetto prendono una strada differente e più in linea con le caratteristiche precipue della specie: preso alla sprovvista dalla logica o dal trucco del pollice che si stacca, il B.B. si lancia in minacce di ritorsione. Non si parla ovviamente di minacce fisiche, bensì delle uniche che un soggetto cronicamente materialista e classista possa concepire: quelle burocratiche e legali.
Il B.B. sguaina quindi frasi come “ho già mandato gli screenshot al mio avvocato”, “questo lo spiegherà al giudice” e altri suggorati bocconiani della compensazione penica, nel tentativo ultimo di intimidire l’interlocutore. Le millantate querele – così come i “ti faccio picchiare da mio cugino più grande” a cui si ispirano – rimangono poi nell’aria, ad uso e consumo dell’ego del soggetto e di generici amanti degli odori forti, ma non vedono mai la luce; se la minaccia va a segno e il tapino cancella, il B.B. si batterà il petto rivendicando lo status di Re della roccia; se l’interlocutore resiste, il B.B. nicchierà con frasi di circostanza come “non ne vale la pena”, “non voglio infierire”, “tanto era acerba”, “è la prima volta che mi succede, di solito sono un drago” ecc.
Tutto ciò, nel caso si tratti di un esemplare di rango elevato. Gli esemplari di rango inferiore, ossequiosamente, si limitano ad augurare querele da parte del superiore, spesso taggandolo nella speranza di brillare ai suoi occhi.





Capitolo 13: Caso studio – il caso Puglisi
Se fin qui sono state analizzate caratteristiche trasversali a tutti gli esemplari, per dare la dimensione di quanto la specie si nutra dell’ambiente circostante, diventa necessario approfondire un singolo caso studio che non ha eguali nell’intera comunità dei B.B.
Così come è impossibile raccontare il calcio senza citare Maradona, è impossibile parlare del B.B. senza affrontare il Caso Puglisi: nella figura mitologica dell’economista del grillo, tutti i tratti primigeni della specie confluiscono e raggiungono un livello di esasperazione mai registrato in nessun altro esemplare. La sua condizione è di palese straordinarietà, e non può perciò essere inserita nell’etologia generale, ma offre una panoramica su quale sia la dimensione raggiungibile dal fenomeno.
L’eccezionalità del soggetto risulta evidente già dalla bio social, che qui potete vedere analizzata in tutte le sue parti.

Nel momento in cui viene scritto questo capitolo, il contatore del Puglisi sul solo Twitter recita: “330.022 post”; diviso i 16 anni (scarsi) trascorsi dalla data di iscrizione ad oggi, dà una media di 56 tweet al giorno. Considerando 6 ore di sonno a notte, significa un tweet ogni 19 minuti. Ogni giorno. Festività comprese. Per 16 anni ininterrotti. Senza avventurarsi in medie ponderate che esacerberebbero ancor di più la statistica, si può facilmente intuire quale sia il tasso di dipendenza da social del soggetto. Per avere un metro di paragone si pensi che, per lo stesso lasso di tempo, l’account di Claudio “Twitto di notte” Borghi conta 294.860 post. Oltre 35.000 in meno.
È però la combinazione tra il crudo dato numerico e la schizofrenia del contenuto dei suddetti tweet, ciò che rende il Caso Puglisi davvero emblematico. L’attività social dell’esemplare si può infatti dividere in quattro grandi tronconi, che corrispondono ai quattro pilastri su cui si fonda la psicologia comportamentale dell’intera specie: pontificazione, intimidazione, confermazione e accanimento.
Pontificazione. Del primo troncone fanno parte tutti i tweet nei quali il Puglisi – in virtù dello stadio di illuminazione precedentemente analizzato – spiega le cose del mondo alla plebe, col tono di colui che puote ciò che vuole, e non t’azzardare a dimandare sennò libero i cani. Il soggetto, del tutto privo della capacità di discernimento tra riflessi pavloviani e analisi obiettiva, lancia così i suoi messaggi criptici e lapidari riguardo ad ogni argomento dello scibile universale, con prevedibili conseguenze tragicomiche.




Intimidazione. Di fronte all’ovvio sarcasmo generato dalle pontificazioni, nonché alle più atroci avversità dell’esistenza quali il modem che non funziona o lo scarico della lavatrice che si blocca, il Puglisi veste i panni di Commodo e corre sui social ad agitare il proprio pollice, acciocché coloro che hanno osato recargli oltraggio si prostrino chiedendo pietà: minaccia querele, muove la fanteria dei follower, millanta possesso di “informazioni” sull’interlocutore e – se tutto ciò non bastasse – si lancia in feroci escalation su LinkedIn taggando account ufficiali di grandi aziende e membri di consigli d’amministrazione, che di certo interverranno per salvare le sue mutande dalla marcescenza.




Confermazione. Come già visto nel capitolo 7, i membri della specie di rango più elevato sono soliti rilanciare i post dei sottoposti per conservare la sudditanza e la coesione sociale. Nel caso del Puglisi – il cui grado gerarchico di specie è equiparabile a quello di Immortan Joe in Mad Max – i post plebei scelti per la magnanima ricondivisione non sono pressoché mai opinioni o prese di posizione su argomenti di interesse, bensì esibizioni di devota ammirazione per il soggetto stesso, in particolare quelle che si manifestano in risposta ai detrattori del puglisismo ortodosso.




Accanimento. Se il materialismo e la visione classista dell’istruzione sono tratti primigeni, nel Puglisi confluiscono in una morbosa perversione per i curriculum, che lo porta a lanciarsi in interessantissime indagini approfondite su percorsi accademici, contratti lavorativi in essere e titoli rivendicati da chicchessia, seguite poi da un rabbioso stalking ossessivo-compulsivo che può durare giorni, corredato da appellativi infantili e pappappero vari.








Capitolo 14: Avvicendamento e anticorpi
Malgrado sia del tutto inevitabile, l’incontro con gli esemplari della specie può però essere gestito riducendo al minimo i danni grazie a pochi essenziali accorgimenti. Va premesso, come regola aurea, che il B.B. è l’equivalente digitale di una zanzara: molesto ma fondamentalmente innocuo, il fastidio provocato dalle sue punture è destinato a sgonfiarsi in fretta se ignorato, ma se approcciato in modo improprio può prolungare ed esacerbare prurito e irritazione in maniera esponenziale.
Un aspetto molto importante è la gestione degli effetti a lungo termine: come abbiamo visto, il soggetto può incarognirsi ed accanirsi sull’interlocutore per giorni o settimane intere (con riflessi e reazioni molto simili a quelle del Polemista Ostinato) e va quindi messa in conto un’abbondante dose di stalking. Per conservare la propria sanità mentale, il consiglio sempre valido è: indifferenza. Ignoratelo, non voltatevi indietro e non concedete ritorni di fiamma ai suoi “Allora? Non rispondi più? Eh? Eh??? Ehi, c’è qualcuno??”. Prima o poi se ne andrà da solo.
Se invece scegliete di averci a che fare, va tenuto presente che l’utilità di discutere con il B.B. è tendente allo zero, ed è quindi consigliabile avventurarcisi soltanto come esercizio di stile o attività ludico-umoristica, senza crearsi aspettative e senza prendersi a cuore l’idea di farlo ragionare. È altresì importante, per non incappare in scivoloni, rimanere ben presenti a sé stessi, saldi sull’argomento del contendere, e avere la costanza di riportare sempre la discussione sui giusti binari. Inoltre, dosando ironia e sarcasmo a dovere, potrete vedere la sua prosopopea regredire allo stato di pernacchia nell’arco di pochi tweet.




Capitolo 15: Considerazioni finali
Il Benaltrista Baldanzoso è, nel suo complesso, tra gli esseri più inopportuni che si possano incrociare sui social. Malgrado la sua origine analogica, l’attuale commistione tra supponenza, cocciutaggine, invadenza e ricerca di visibilità lo rende una delle creature maggiormente legate ai social e ai suoi meccanismi di imbruttimento e decadimento cognitivo.
Gli algoritmi che premiano le interazioni e l’infantilizzazione generalizzata del dibattito (anche offline) hanno contribuito a creare un ecosistema nel quale la specie sguazza apertamente, guadagna accoliti, si riproduce e penetra così ogni tema, ogni trend, ogni questione. Come le formiche nel mondo reale, così i Benaltristi Baldanzosi hanno colonizzato ogni latitudine e longitudine del mondo digitale, differenziandosi in base alle caratteristiche dell’habitat circostante, ma senza snaturare gli istinti primigeni della famiglia originale.
Ogni contatto con un esemplare deve essere affrontato tenendo sempre a mente le peculiarità analizzate dallo studio. Se i soggetti più primitivi sono di facile identificazione, quelli più evoluti (volendo usare un eufemismo) possono confondersi nelle torbide acque del dibattito virtuale e trarvi in inganno, trascinandovi così in universi paralleli dominati dall’acido lisergico. Insomma, al solito: barra dritta e redini salde, ma se siete incerti non fate gli eroi: le querele non arrivano, ma la parcella dello psichiatra per estrarvi vivi e funzionanti dalla tana del Bianconiglio bocconiano potrebbe essere salatissima.
Le Fenomenologie Illustrate torneranno prossimamente con un episodio speciale già in lavorazione. Prima di salutarvi ricordo che chiunque voglia suggerire esemplari, cimentarsi nella redazione di una fenomenologia di proprio pugno o regalarmi lavatrici imbottite di tritolo può farlo ai contatti presenti nella pagina dedicata.
Alla prossima, e state lontani dalla galera.






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