MasterShell

Una modesta proposta per salvarci dal collasso totale senza rinunciare al tiramisù

Alla fine ci siamo arrivati. In queste ore il governo sta valutando un lockdown energetico a partire da maggio, con ulteriori razionamenti nei mesi successivi fino a data da destinarsi, per far fronte alla conseguenza più ovvia e prevedibile della guerra idiota scatenata da un pazzo imperialista e da un pedofilo impotente affetto da demenza senile, supportata da politici insipienti eletti a suon di slogan da curve calcistiche, nazisti di ogni sorta ed economisti ebbri di PhD che non sanno trovarsi il culo con le mani improvvisa crisi energetica.

In periodo di remake, reboot e live action, non poteva mancare all’appello la riscrittura con canoni moderni della celeberrima Austerity del ’73. Come ogni remake, però, la nuova edizione manca di mordente, pathos, trasversalità. Difficile trasmettere la democratica e orizzontale concretezza dell’originale cinghia tirata, ad un pubblico abituato al delivery; difficile far percepire il divario tra le normali questioni internazionali e un possibile collasso energetico, in una società che non distingue una carbonara con la panna dall’olocausto nucleare; quasi impossibile confidare in una coscienza nazionale dopo 30 anni passati a indurre diffidenza per i vicini di pianerottolo con format televisivi accattivanti.

Il cast e gli sceneggiatori – bontà loro – fanno quel che possono per arginare la débâcle: ammiccano in camera agli eventi mondani, accusano l’UE, distraggono con corna ministeriali sui rotocalchi, rispolverano il terribile spettro del comunismo e si barcamenano nella bizzarra terminologia imposta dal politicamente corretto, onde evitare pericolose espressioni quali “guerra criminale”, “accertare le responsabilità”, “colpire gli speculatori” o “governo di incompetenti zerbini di Trump”, per non parlare della temutissima “energie rinnovabili”. Insomma, la macchina è avviata ma – ironicamente – di benzina ce n’è pochissima.

Però non è questo il tempo dei bisticci puerili e del bipolarismo a oltranza; non è tempo di impietosi paragoni con la Spagna di Sanchez, con le pale eoliche del Nord Europa o con la progettualità politica a lungo termine di paesi più avanzati di noi come Andorra o Gibilterra; è il momento di mettere da parte i contrasti e riunire il popolo italiano sotto l’egida di ciò che da sempre ci ha contraddistinto nella storia. Perciò eccomi qui, in veste di genuino suggeritore disinteressato, a proporre al governo la soluzione mediatica più congeniale al bel paese là dove ‘l sì suona.

Il punto non è il prezzo del carburante, non è il rapporto con il costo del petrolio, non sono gli speculatori di ogni anello della catena di distribuzione, non è l’indotto e nemmeno il fallimento delle offerte promozionali sulle accise. Non siamo in Norvegia, noi con gli schemi matematico-finanaziari ci facciamo aeroplanini di carta e le palline da sparare con la Bic a cerbottana. L’italiano può sopportare ogni calmità naturale o artificiale, ma per farlo ha bisogno di arte, poesia, bellezza, lirismo. Siamo il paese di Dante e di Boccaccio: non è la peste a preoccuparci, e nemmeno l’eventuale reclusione forzata; è la qualità delle storie che ci raccontiamo mentre i bubboni esplodono. E allora eccolo, l’uovo di Colombo: le risorse scarseggiano? I razionamenti sono inevitabili? Il costo unitario è folle? Dobbiamo affidarci alla sola categoria di professionisti, visceralmente italici, che sanno trattare tutto ciò rendendoci per di più orgogliosi: gli chef.

Pensateci. Chi altri può venderci l’idea di una porzione ridotta a prezzo decuplicato, dell’approvvigionamento a numero chiuso (magari su prenotazione) e delle materie prime ad esaurimento senza rischiare il linciaggio, se non gente che da decenni si allena a giustificare un piatto di polenta e baccalà da 40 euro chiamandolo “Pasticcio di mais decorticato in crosta, con pesce del Mar Baltico mantecato a bassa temperatura con le sue erbette”? Se vogliamo sopravvivere all’ennesimo cataclisma capitalistico, l’unica possibilità è conferire al più presto i pieni poteri a chi sa trasformare il ricarico ingiustificato in cucina gourmet.

Non è una questione di soldi, di potere d’acquisto o altre fregnacce da seriosi comunisti. È una questione di lessico: continuando a usare la parola “carburante” non si va da nessuna parte, non si vende il rognone, non si rivisita il tiramisù, non si vince MasterChef. Quel participio così banalmente funzionale, che sa di ingranaggio del sistema, di mera usabilità, di sudore della fronte, non è adatto alla nostra tradizione; non trasmette i ricordi delle domeniche a piedi fino a casa di nonna e delle parmigiane cotte nella stufa a legna; non si sposa con la romantica nostalgia della miscela fatta in casa per il Ciao; non comunica l’allucinazione collettiva necessaria per il salvifico “è vero, costa tantissimo, ma non è solo un pasto rifornimento: è un’esperienza sensoriale di eccellenza italiana”. Servono nuove parole, nuove prospettive, nuove narrazioni.

Nessuna previsione catastrofica, vietati gli scenari post-apocalittici alla Mad Max; non possono funzionare, con noi che un Immortan Joe l’abbiamo già avuto e dopo 80 anni dalla sua caduta c’è ancora chi dice che abbia fatto anche cose buone. Il nemico unico e palese è troppo lineare per noi, inguaribili eclettici latini; abbiamo bisogno di poteri occulti, fato avverso, osti saggi, Chichibi cuochi, gru e racconti da taverna. L’epopea degli idrocarburi deve tornare ad aver il fascino antico dell’epica cavalleresca, e noi dobbiamo – vogliamo – rifletterci nel romantico e idealista Don Chisciotte del XXI secolo, a cavallo per necessità, ma guidato dall’immutato coraggio di chi – in barba a duchi sbeffeggiatori ed eurocrati demagoghi che mangiano spaghetti col ketchup nelle loro macchine col pieno – si lancia indefesso e senza paura contro i feroci mulini a vento della modernità green.

Niente più asettiche colonnine asimoviane da self service, niente più prezzi esposti su terroristici display luminosi, niente più speciali del TG sul costo medio della benzina, niente più interviste ai pescivendoli del mercato di Ballarò che dicono “per forza che le triglie stanno a 62 euro al kg: arrivano col trasporto su gomma dalla Costa Azzurra, noi cerchiamo di limitare per non deludere i clienti, ma così rientriamo a malapena dei costi”. Basta con quelle deprimenti e impacciate interviste all’uomo della strada! Avanti invece con nuovi format di intrattenimento come “4 benzinai”, “Celebrity pump attendant”, “Fatto in raffineria per voi”, “Benzina Verde”, “Diesel Blu”, “Le miscele del convento”, “Riserve da incubo” e tanti altri ancora.

In questi istanti le grandi potenze lottano nel fango per accaparrarsi un lasciapassare a Hormuz, ma non lasciamoci trascinare in un triste inferno di scontatezza e oggettività; non cediamo al becero pessimismo plutogiudaicomassonico, e accederemo a un paradiso italico in cui i benzinai immusoniti in tuta unta saranno solo un ricordo, e i nostri rifornimenti saranno coccolati da un sorridente staff dedicato pronto ad accogliere l’automobilista con garbo, elencando sapientemente il pompato del giorno: “Per la nostra oil-supplying experience, oggi abbiamo un idrocarburo destrutturato fatto da noi, realizzato a partire dalla ricetta classica di Anita Garibaldi: inizialmente uniamo 12 molecole di Carbonio estratte da noi e 26 molecole di Idrogeno sintetizzato da noi tramite lenta distillazione di acqua San Pellegrino Riserva; poi le riponiamo in una cantina etrusca per tutte le 40 ore di lievitazione naturale, dopodiché passiamo la mistura nel passaverdure a mano rigorosamente in senso orario per mantenere le proprietà organolettiche, e infine decoriamo con delle impurità – anche queste fatte da noi a partire da un crumble di benzene essiccato a Libeccio che ci arriva ogni mattina direttamente da Punta Ala – per aggiungere un piacevole contrasto tra le diverse consistenze e donare il sapore rotondo e tradizionale del gasolio che preparavano i nostri nonni. Come abbinamento potrei suggerire un rabbocco del liquido dei tergicristalli col detergente di nostra produzione, fatto con estratto vegetale a km 0 delle ortiche che coltiviamo qui dietro l’autolavaggio. Per l’experience gourmet da 10 litri sono 87 euro, aggiungendo il rabbocco-tergi standard da 50cl con la promozione 1+1 diventano 114, ma se avete la tessera posso applicare un ulteriore sconto e fare 103 in totale. 100, via, cifra tonda”.


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