La guerra dei baffoni

La peluria labiale e l’imperialismo tricologico che i poteri forti vogliono tenervi nascosto

Sono giorni complicati per l’occidente come lo conoscono i vicedirettori del Foglio e gli acquirenti non pallavolisti del mercato delle ginocchiere. Giorni difficili per chi imbottiglia relativismo alcolico per mestiere, e riconosce un gesto folle e sconsiderato solo quando può farne un parallelo con gesti folli e sconsiderati già fatti da altri, purché questi altri appartengano alla lista dei cattivi appiccicata sul frigo. Ma non è di nodi e pettini che voglio parlare: sono qui per sollevare il Velo di Maya delle vostre certezze.

Sono passate meno di 48 ore dall’attacco su Caracas del gemello stronzo che inumidisce varie parti del corpo ai liberali, e ogni posizionamento è già stato preso; ogni muro innalzato; ogni “ragione” sbandierata per dire che sì, si poteva fare perché Maduro è un tiranno, e no, che c’entrano Putin o Netanyahu, quello è tutto un altro discorso, basta con questa retorica antioccidentale di criticare le violazioni di quel diritto internazionale su cui l’occidente si fonda; e poi si tratta di lotta al narcotraffico, mica di petrolio e imperialismo, sì, lo so che Trump nel suo discorso ha parlato solo di “governare il Venezuela” e di “riprenderci i pozzi”, ma mica vuol dire che… Insomma, tutto secondo copione, compresa la letterina di Meloni con la faccia sotto ai piedi di Donald senza chiedergli neanche di stare fermo.

Tutto lineare, prevedibile, già visto a sufficienza da preoccuparci non più del tempo che ci separa dalla prossima rivelazione di Corona. Come diceva il Joker di Nolan: nessuno entra nel panico quando le cose vanno “secondo i piani”, anche se i piani sono mostruosi. Ma eccomi qui, un po’ agente del caos un po’ croupier con la febbre, a scombinare le carte in tavola dei vostri dogmi.

Sono qui per rivelarvi che non c’è nessuna lotta al narcotraffico, nessuna transizione democratica più o meno auspicabile, nessun imperialismo, nessun terrorismo da estirpare; non ci sono terre rare, proiezioni economiche, lobby di armamenti, popoli da liberare, pericolosi regimi comunisti da capitalizzare. Niente di tutto ciò è alla base dei missili su Caracas, come non lo è dell’invasione russa in Ucraina, del genocidio a Gaza, delle tensioni con l’Iran e la Turchia. Niente di tutto ciò è alla radice delle guerre degli ultimi decenni in Iraq, Siria, Afghanistan, delle catture, condanne o uccisioni di leader politici o terroristi.

Il vero grande piano è un altro, e da oggi non potrete negarlo. Ogni tensione mediorientale, ogni rovesciamento di regime, ogni destituzione, ogni invasione, ogni riuscito o fallito tentativo di occupazione manu militari degli ultimi 25 anni ha avuto un solo obiettivo: eliminare la gente coi baffi.

Pensateci: cos’hanno – o avevano – in comune Saddam Hussein, Bin Laden, Maduro, Zelensky, Abu Mazen, Al-Sharaa, Gheddafi, il Mullah Omar, Lula, Khamenei, Erdogan? E soprattutto, cosa non hanno Trump, Putin, Netanyahu e Xi Jinping?

La quasi totalità del narcotraffico nel centro-sud America passa da Bolivia, Colombia, Perù e Messico; tutti paesi che hanno anche grandi riserve di petrolio. Eppure quello colpito è stato il Venezuela, che sta al narcotraffico come Calenda sta al mercato dei tatuaggi. Perché? Cercate le foto dei presidenti Gustavo Petro (Colombia), Claudia Sheinbaum (Messico), José Jerí (Perù), Rodrigo Paz Pereira (Bolivia). Indovinate cos’è che compare nelle foto di Maduro ma non compare in nessuna delle altre? Vi do un aiuto: non è il petrolio.

Lo so, non siete ancora convinti. E allora prendete una foto di Zelensky e confrontatela con Jens-Frederik Nielsen, primo ministro di quella Groenlandia con riserve di terre rare ancor più ghiotte dell’Ucraina, eppure Putin e il suo poggiapiedi arancione cercano di spartirsi la seconda senza osar togliere alla prima nemmeno un pezzo d’iceberg per raffreddare i cocktail.

Siete di quelli che “il prossimo sarà Taiwan, ora c’è un precedente”? Cercate una foto di quello sbarbatello di Lai Ching-Te; poi domandatevi come mai Xi Jinping stia ancora temporeggiando, e indovinate chi è più in allarme tra Tai Pei e Teheran.

Ehi, voi. Sì, voi che ancora siete dubbiosi, voi che difendete le tesi turgide di Marattin, voi che costruite complesse giustificazioni storico-sociali stratificate per spiegare i fatti semplici, voi che ancora adesso insistete a non vedere un filo conduttore nell’innegabile tratto comune di tutte le contraddizioni dell’occidente, voi che pensate di capire il mondo con gli strumenti offerti da chi vuole che voi crediate di capire. Voi che ancora non capite il reale pericolo se Mattarella schiattasse e La Russa dovesse per disgrazia assumere funzioni presidenziali. Voi che vorreste un’ulteriore prova.

Sì, proprio voi: ve lo ricordate Allende?


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