Se telefonando

I poveri petrolieri generosi e quella volta che ho bloccato il Papa su WhatsApp

Io non vorrei ripetermi, ve lo giuro, ma se solo 15 giorni fa parlavo dell’inutilità di essere miliardari continuando ad elemosinare briciole dalla politica invece di vivere in ciabatte, e ora troneggia sui nostri giornali l’incredibile (si fa per dire) scandalo di una truffa ai danni di un gruppetto di italici milionari che si fan fregare da una telefonata con l’accento svedese, che ci posso fare?

Lo so, dovrei parlare di Sanremo, perché di cosa diavolo vuoi parlare in questa settimana? E invece – sarà che quest’anno lo seguirò a mezzo servizio per via di un paio di concerti cascati nella settimana santa, sarà che “direzione artistica di Carlo Conti” mi fa lo stesso effetto di “direzione astronomica di Flavia Vento”, sarà (più probabilmente) che Guido “Do Nascimento” Crosetto fa molto più ridere di Rocco Papaleo – eccomi qui di nuovo a parlare dei mirabolanti cortocircuiti di un paese in cui ci si offende per “spaghetti mandolino mafia” ma se Moratti sgancia una milionata per telefono a uno sconosciuto che si spaccia per ministro, si scrivono editoriali in prima pagina sul petroliere vittima del raggiro perché troppo generoso.

D’altra parte, se per 30 anni si è decantato a reti unificate le doti imprenditoriali di uno che organizzava feste alla Gatsby nelle quali pure Emilio Fede gli spillava soldi a suon di fregnacce, perché mai si dovrebbe inorridire di fronte a una palese dimostrazione di goffe abitudini mafiose mal gestite di una classe imprenditoriale orfana tanto della nobiltà di Enrico Mattei quanto del cinismo di Gianni “J.R.” Agnelli? Perché dovremmo stupirci se lo storytelling dei truffati non prevede mai ma proprio mai l’idea che se dai retta a Wanna Marchi tu non sia proprio il coltello più affilato del cassetto? Perché ci ostiniamo a chiamare “scandalo” o “emergenza” qualcosa che è chiaramente sistemico, se non perché campiamo con l’idea che prima o poi possa capitare a noi e ci spaventano le figure di merda?

Viviamo in un continuo cortocircuito, fatto di vittime di circonvenzione di incapaci che guai a definirle incapaci; fatto di proprietari immobiliari a loro insaputa e di nipoti di presidenti egiziani a insaputa degli zii; stanze piene di gente che non ha visto chi ha sparato a capodanno, gesti d’affetto innocentemente simili ai saluti romani, cartelle esattoriali che davvero non so come sia possibile, glielo giuro agente, avevo la cintura di sicurezza fino a un secondo fa e l’ho sganciata soltanto per un secondo quando lei mi ha visto, e poi ero rimasto senza benzina, avevo una gomma a terra, non avevo i soldi per prendere il taxi, la tintoria non mi aveva portato il tight, c’era il funerale di mia madre, era crollata la casa, c’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!

E sì, certo, la finta voce del fratello calvo di Lurch che spilla cifre a sei zeri a gente che per 9 euro l’ora di salario minimo sbraita di stalinismo, diciamolo, fa molto ridere ed è subito “viva gli espropri proletari!”. Però poi lo sberleffo finisce e ci si ritrova con talk show zeppi di opinionisti a gettone, con lo sguardo accigliato di Gasparri mentre fa i cruciverba facilitati, a dirci che il punto non è la prassi assodata del finanziamento occulto alla politica; non è l’elefante nella stanza dell’abisso tra il capitalismo e meritocrazia; non è che l’idea di riciclaggio esentasse faccia venire gli imprenditori più velocemente di un massaggio prostatico, e nemmeno la sospetta riluttanza a fare il nome di chi ha rotto il giochino insospettendosi e chiamando Crosetto al telefono. Macché, il problema è l’intelligenza artificiale fuori controllo: ci mette tutti a rischio, e chi lo sa che magari non sia proprio io a fare un bonifico da quattro milioni al Papa che mi chiede aiuto perché si è scordato il pin del bancomat?

Va detto che io il numero di Bergoglio l’ho bloccato subito, appena ci hanno aggiunto al gruppo WhatsApp per la festa di compleanno di Brosio, ma al netto della mia chiara posizione di vantaggio sociale, il resto del discorso resta: sono qui e vorrei ridere in faccia a Crosetto e ai Tronchetti Provera della domenica, davvero, lo vorrei tanto. Vorrei perculare quei gonzi con la genuinità del bambino che urla che il re è nudo, ma ho quel maledetto vizio della prospettiva. Un vizio che mi costringe a sospendere gli sfottò e guardare le palesi frotte di giustificatori folli, di gente con il mio stesso ISEE preoccupata di incappare in truffe milionarie con un SMS, di metalmeccanici su turno che in pausa pranzo vanno sui social a spiegare perché dovremmo ringraziare il nobile e generoso petroliere, e ammettere che il punto più basso e ridicolmente goffo di tutta la faccenda sta proprio lì. Altro che lotta di classe a suon di pernacchie.

Sì, la mia è un’iperbole, ma ho scritto un tweet sarcastico pochi giorni fa, a notizia calda, che faceva così: “Adoro il modo in cui i giornali raccontano dei truffati dal falso Crosetto senza mai ventilare una delle due uniche definizioni possibili: o completi idioti, o predisposti a volute pratiche di riciclaggio e favoritismi politici”. I commenti impettiti e polemici sono arrivati, e odoravano così tanto di sudditanza senza senso del ridicolo che la mia iperbole a confronto pare una lode (cito solo il tizio che prima mi ha scritto che figurati se c’erano cascati davvero, poi ha cancellato e si è buttato su “il più giovane dei coinvolti ha 72 anni e il più anziano ha superato i 90”). Ora ditemi voi, cosa deve fare un satiro – o presunto tale – con cotanto materiale umano che si immola per la causa?

Io qui cerco di fare satira, e la satira va sempre contro il potere e il malcostume, ma quali sono oggi il potere e il malcostume da contrastare? Quello di una nettissima minoranza di ricchissimi idioti, o della larghissima maggioranza di quelli che li difendono nella speranza che, vedi mai, rimangano delle briciole sulla tovaglia? Lascio ai posteri l’ardua sentenza, anche perché io non ho più tempo, devo andare a prelevare, dice Piantedosi che gli mancano 250 euro per finanziare il Liceo del Made in Italy.


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